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L’ombra di una Web Challenge sul suicidio di un undicenne partenopeo

30 Set L’ombra di una Web Challenge sul suicidio di un undicenne partenopeo

É di qualche giorno fa la notizia che vede tristemente protagonista un ragazzo di 13 anni che si è tolto la vita lanciandosi dal balcone del secondo piano dell’hotel gestito dalla propria famiglia. Un evento che ha scosso la comunità di Bellaria, nel riminese, nel profondo, tanto da portare il sindaco a proclamare venerdì scorso e domenica – giorno delle esequie –  scorsa il lutto cittadino. Un evento che porta necessariamente a cercare di capire quali siano le motivazioni che spingono un bambino, che ha davvero ancora tuta la vita davanti, a compiere un gesto così estremo.

Oggi mentre leggevo il giornale ho avuto paura. Perché a distanza di davvero pochi giorni, a Napoli, succede praticamente la stessa cosa. Ancora un piccolo adolescente, ancora un volo dal balcone. In questo caso il ragazzo però ha lasciato una traccia, un messaggio per la madre, scusandosi per il gesto e parlando di un “uomo nero”.

Mi auguro che i due eventi – entrambi così drammatici – non siano collegati da alcuna coincidenza, da alcun tipo di movente. Quello che però leggiamo sui giornali a proposito del caso più recente, quello avvenuto nel capoluogo partenopeo, è che la polizia postale è sospetta che di mezzo ci sia molto probabilmente una web challenge mortale, sul modello del fenomeno tristemente passato agli onori della cronaca come Blue Whale, dietro a cui si celava un network di adolescenti disturbati.

Un fenomeno davvero inquietante, che sfrutta le dinamiche della rete, i meccanismi di intrattenimento e di interattività utilizzati dai più giovani online, su YouTube e TikTok, in grado di generare una spirale competitiva al ribasso, alla ricerca del dolore maggiore, per portare a volte sino alla morte.

In un bell’articolo scritto da Aldo Grano per queryonline.it c’è un’analisi approfondita della storia di questi fenomeni. Nel leggere il suo pezzo non posso che avere gli stessi dubbi, in merito alla diffusione o meno di questo genere di informazioni: parlarne rischia di aumentare il problema oppure può aiutare a circoscriverlo e a risolverlo? Per quello che può valere, penso che essere informati sia sempre un vantaggio, parlare di un problema sia sempre la soluzione, specie se tutti coloro che partecipano al dibattito sono mossi dalle stesse motivazioni: proteggere i più deboli, punire i colpevoli.

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